Il bordo del mondo

Il bordo del mondo ha avuto una storia travagliata. Il 31 gennaio 2023 è l’ultimo giorno utile per consegnare il manoscritto, come da contratto firmato con SEM. Quello stesso giorno la casa editrice viene ceduta interamente al gruppo Feltrinelli. Quindi io consegno, e nello stesso momento il mio ormai ex editore si rammarica di non poterne curare la pubblicazione, prevista da lì a sei mesi, e mi comunica che non sarà più lui a occuparsene. Seguono ore di panico, poi la conoscenza con il responsabile della transizione verso Feltrinelli, Michele Rossi, poi settimane di panico, ma poi un bellissimo lavoro di editing con Alessandra Penna, e l’uscita in libreria a giugno 2023.

All’inizio non avrebbe neppure dovuto avere quel titolo. Io avevo pensato a Effemeridi o Le effemeridi, una parola che contiene due concetti fondamentali nell’ideazione del romanzo. Le Effemeridi nascono come diario dell’imperatore Alessandro Magno: ogni giorno era essenziale che qualcuno annotasse le gesta compiute dal sovrano. E le effemeridi sono però anche delle linee di demarcazione temporale che indicano il momento che separa la luce dal buio. Io volevo precisamente queste due cose. Un’opera crepuscolare, di vite al chiaroscuro, da una parte; e una scansione temporale ordinata regolarmente, con dovizia di dettagli, che raccontasse la vita dei personaggi. Ma senza nessun re o imperatore. Solo ultimi, gente che nasce o si fa periferia.

Ne è venuto fuori un romanzo corale, in cui è difficile individuare il protagonista o i protagonisti. Si possono distinguere tre storie, destinate a incrociarsi: la prima è quella di Elène Berria, figlia di una coppia separata il cui padre è diventato alcolista, che va a vivere a Predistràda, quartiere reale di Nùoro in cui è ambientato tutto il romanzo. Fa la conoscenza dei cugini Mannale, e con loro fa succedere delle cose. La seconda storia è quella di Don Elia Masala, sacerdote predicatore della novena di San Giovanni Battista, a Predistràda: rivede la donna di cui è innamorato da sempre, ora in crisi con il marito, e ha un appartamento vuoto a disposizione. Don Elia è lo zio materno di Mattia Mura, attorno al quale ruota la terza storia. Nella sua amicizia fraterna con Giacomo Fancello si è inserito Filippo, e le cose non vanno più tanto bene. Ed ecco le tre storie. Tutto esplode, quando i destini si mischiano, la sera della festa di San Giovanni Battista del 24 giugno 2001.

Il romanzo fa continui riferimenti alla Nùoro e alla Predistràda di quell’anno, l’ultimo della mia infanzia. È una storia di storie di periferia dell’esistenza: famiglie spezzate, amori spezzati, amicizie spezzate. Persone dimenticabili, quartieri dimenticabili, città dimenticabili. Per ribadire che, dal giusto punto di vista, niente è periferico e tutto è centro. Scritto come un inno alla distanza dalle cose e dai luoghi che contano, conserva per me il sapore della libertà dell’inconsapevolezza, e profuma ancora della campagna accanto a casa dei miei genitori, ha la luce del tramonto sull’altopiano di Sa Serra, d’estate, nel punto in cui è tagliato Monte Dionisi.

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