So poco e niente, io. Per quante risposte sia capace di elargire, arrivo al fondo delle giornate, come oggi, mi bruciano gli occhi e sono così tanto stanco da diventare quasi triste, e in questo silenzio ammetto di sapere pochissimo. Quasi niente, persino di me. Soprattutto di me. Di cosa voglio e cosa devo, della fila da imbastire per assegnare alle cose e alle persone la giusta importanza, per farmi dio del mio universo ridicolo: tentare di definire le priorità, mettersi a letto e giacere con la consapevolezza di avere in mente, cristallina, la direzione da prendere. Ma davvero, non sono così capace. Non so quasi nulla.
Tranne quando cammino scalzo fino alla camera da letto, sfilo gli abiti tiepidi di una giornata e il freddo notturno mi stringe il corpo nudo, sempre meno forte. Mi avvolge la serenità di una certa consapevolezza, e si fa sereno come certe albe, pure se è notte fonda. Perché sotto la coperta sento il tuo respiro piccolo dare il tempo ai tuoi sogni, cerco la tua minuscola mano e la accarezzo senza curarmi di svegliarti, perché saprei rassicurarti tenendoti addosso. Io non so niente, ma non ha più importanza. Se sono qui a un centimetro da te, figlia mia, e tu mi fai il dono di dormirmi accanto, così tanto da essere quasi lo stesso corpo mio, allora una cosa la imparo: sono nel posto giusto, e tutto ciò che mi precede è stato giusto, il tempismo dei fatti da cui provengo mi ha condotto al cospetto della tua luce, e nessun dolore e nessun dubbio è stato sbagliato.
Spuma di mare controvento, alta aria delle vette, divinità del germogliare, polvere d’ali di farfalla, pietra liscia sotto l’ombra del bosco, foro di formicaio, pane tiepido e canto: contieni la vita, anche la mia. La felicità si misura in millimetri. Stammi vicina, tienimi stretta la mano, dormiamo.